Stazioni sciistiche chiuse perché manca la neve. Chiesto lo stato di calamità

La neve è un fattore atmosferico capace di provocare danni economici di enorme portata. Ciò è vero non tanto nel caso in cui si verifichino nevicate particolarmente intense, ma anche e soprattutto nell’evenienza opposta.

E’ quanto sta accadendo quest’anno non soltanto in pianura, ma anche ad alta quota. In Piemonte, per esempio, dove sono quasi due mesi che non si verificano precipitazioni e la conseguenza è che moltissime stazioni sciistiche sono chiuse. Le poche aperte, come per esempio a Sestriere e Bardonecchia, hanno poche piste praticabili, messe in funzione grazie a degli appositi cannoni sparaneve.

Ciò sta determinando in Piemonte come in tutta Italia una grave situazione di crisi economica per gli addetti ai lavori.  Addirittura Federfuni, l’associazione che riunisce 150 amministratori di impianti sciistici di risalita, si sta mobilitando per chiedere al Governo lo stato di calamità.

Moltissimi “impiantisti”, impiegati addetti alla gestione e al funzionamento delle stazioni sciistiche, sono attualmente a casa, in attesa di potere iniziare a lavorare e la situazione di difficoltà, che tra l’altro pare si protrarrà anche a Natale e Capodanno, come spiega Federfuni “riguarda anche tutte le altre aziende del mercato, a partire dalle attività alberghiere e commerciali, per arrivare ai maestri di sci. Tutti prospettano un intervento finalizzato alla dichiarazione di stato di calamità naturale”. Oltre alla richiesta di calamità, vi è anche quella di mettere a disposizione degli ammortizzatori sociali a favore dei dipendenti stagionali e a tempo indeterminato.

In Piemonte tra i responsabili degli impianti, al fine di mitigare la situazione di crisi, c’è anche qualcuno, come il vicepresidente di Arpiet Nicola Bosticco, che chiede al Presidente di Regione Chiamparino la modifica del calendario scolastico con l’allungamento delle ferie di Carnevale fino ad arrivare ad una settimana piena.

Per concludere la questione di fondo, che è anche la causa dell’attuale chiusura della stragrande maggioranza degli impianti sciistici, è che l’innevamento artificiale, in occasione di temperature così alte come quelle attuali, è davvero ai limiti dell’impossibile.

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