Addio cicogne: emergenza natalità in Italia

Nel 2015, ci riferisce l’Istat, sono stati iscritti all’anagrafe per nascita 485.780 bambini, quasi 17 mila in meno rispetto al 2014, a conferma della tendenza alla diminuzione della natalità (-91 mila nati sul 2008); il maggior calo è da attribuire alle coppie di genitori entrambi italiani. Ma questa tendenza è destinata a peggiorare, nei primi sei mesi del 2016, infatti, i nuovi nati sono diminuiti del 6%. Il triplo rispetto a un anno fa.  Per il secondo anno consecutivo scende anche il numero di nati da coppie residenti in Italia con almeno un genitore straniero, così come continua il calo dei nati da entrambi i genitori stranieri.

Da questi dati ne viene fuori un quadro negativo per la natalità del Belpaese al quale si aggiunge il calo del numero di figli per donna, che scende a 1,35 dall’1,46 nel 2010. Da questa ricerca si evince che le donne italiane in età riproduttiva sono sempre in numero minore e mostrano allo stesso tempo una propensione più bassa ad avere figli.

L’unico dato che va in direzione opposta e cresce è quello dei nati da genitori non coniugati, quasi 140.000 nel 2015 e rappresentano il 28.7%  del totale delle nascite (quasi un bambino su tre), mentre i nati all’interno del matrimonio sono in netto calo: nel 2015 sono 346.169,  (meno 120.000 in sette anni).

Gli allarmi sulla denatalità, negli anni, sono stati lanciati da molti, a cominciare dai demografi, come Adele Menniti, dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr secondo la quale le istituzioni ancora una volta non sono in grado di rispondere a questo Paese senza culle con politiche famigliari adatte a sostenere chi vuole attuare un progetto molto importante come quello della nascita di un figlio.

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